Rasiglia è una frazione montana del comune di Foligno (PG), facente parte della circoscrizione 8 "Valle del Menotre".

Il paese è situato a 648 m s.l.m., a circa 18 km da Foligno lungo la Strada statale 319 Sellanese che conduce in alta Valnerina, dopo essersi distaccata dalla Strada statale 77 della Val di Chienti a Casenove e lungo il fiume Menotre nell'omonima valle.

Il paese conserva l'aspetto tipico di borgo medievale umbro, raccogliendosi in una struttura ad anfiteatro. Le prime notizie sull’esistenza del paese risalgono agli inizi del XIII secolo, nelle cosiddette "carte di Sassovivo", cioè l'archivio dell'Abbazia di Sassovivo. Qui è menzionata per la prima volta la curtis de Rasilia, che risultava avere come edificio di culto la chiesa di S. Pietro.

Rasiglia era fiancheggiata dall'antica via della Spina,a circa tre chilometri, importante per i traffici commerciali tra Adriatico e Tirreno ed in particolare tra Roma e la Marca Anconetana. Nel XIV secolo anche a difesa della strada furono costruite alcune fortificazioni. Tra queste va ricordato, a Rasiglia, il castello dei Trinci (signori di Foligno), che con la sua posizione strategica permetteva il controllo della valle del Menotre.

Nella prima metà del Seicento, diminuita l'importanza militare, Rasiglia si affermò per le attività artigianali (mulini, opifici) grazie alla forza idrica proveniente dal fiume Menotre.

Dal 1945 al 1980 circa, Rasiglia ebbe il massimo sviluppo economico. Negli ultimi decenni, invece, con la chiusura delle attività industriali, gran parte degli abitanti si è spostata a Foligno. A seguito del terremoto del 1997, la popolazione ha vissuto prima all'interno dei container, poi presso il "villaggio delle sorgenti" costituito da fabbricati in legno e ubicato esternamente al nucleo urbano.

Importante la risorsa idrica ed il turismo estivo. La grande abbondanza d'acqua del canale interno fu sfruttata per sviluppare l'economia e determinò il formarsi, lungo il suo corso, di numerosi opifici: gualchiere, mulini a grano, lanifici e tintorie che eseguivano la lavorazione di stoffe pregiate. Tali opifici rimasero attivi per tutto l'Ottocento e la prima metà del Novecento; dopo la seconda guerra mondiale, nonostante la petizione degli abitanti, i lanifici si trasferirono in città.

Attualmente, alcuni edifici che un tempo sostenevano l'economia del paese, sono stati ristrutturati ad uso abitativo, mentre altri risultano abbandonati. Recentemente è stata ristrutturata e rimessa in funzione una piccola centrale idroelettrica che fu ideata e costruita prima della guerra dall'ing. Luca Barnocchi di Verchiano.

Il 26 dicembre e il 6 gennaio si recita per le vie del paese il presepe vivente. La rappresentazione è storicamente ambientata agli inizi del '900: i partecipanti ripropongono i vari mestieri con i quali la piccola frazione basava la sua economia nel suo periodo più fiorente.

Il castello di Rasiglia
La signoria dei Trinci di Foligno, tra il XIV ed il XV secolo, fece costruire o ristrutturare il Castrum roccha Rasilie ad uso militare, insieme a vari castelli nei paesi di Annifo, Colfiorito, Capodacqua, Verchiano, Roccafranca e le rocche di Calestro, Afrile, Salvino, Pasano e di Serra Valtopina, con castellani salariati e soldati di guardia.

Nel liber officiorum tempore Corradi Trinci del 1421, redatto dal notaio Rampeschi, viene definito il Castrum Roccha Rasilie.

Secondo l'originaria planimetria, il castello sembra essere più ampio rispetto all'estensione attuale: infatti, non era solo un luogo di difesa ma anche di residenza del castellano, assieme ad uomini armati.

Il castello, posto a 636 m s.l.m., si adatta allo spazio del colle soprastante il paese, con forma irregolare. Ad oggi sono visibili un tratto di mura con due torri difensive minori, ristrutturate negli anni novanta, ed il rudere del mastio, che nel 2006 è stato parzialmente restaurato.

Santuario della Madonna delle Grazie
Il santuario sorge presso il greto del fosso Terminara, confine tra le diocesi di Foligno e di Spoleto, a circa 1 km dal castello di Rasiglia, presso la Strada statale 319 Sellanese, per accordo è gestito dalla diocesi di Foligno attraverso la parrocchia di Rasiglia, pur appartenendo alla parrocchia di Verchiano. Questa decisione all'epoca, diede origine a discordie e conflitti tra le due comunità.

La fondazione del santuario risale al 15 agosto 1450, ad opera di Antonio Bolognini (vescovo di Foligno) a seguito del ritrovamento di una statua della Madonna in terracotta, inginocchiata in adorazione del Bambino. Nonostante il successivo spostamento della statua in altre diocesi, essa sarebbe tornata più volte al luogo d'origine e ritenendo questo un segno della volontà divina, si decise di erigervi una chiesa.

La chiesa a pianta quadrangolare, ha un'unica navata, il portico è sorretto da sei pilastri e tre colonnine-palo in travertino con steli che simboleggiano i popoli di Roviglieto, Scopoli e Volperino. Vicino all'ingresso si trova la finestra "del viandante", così chiamata per chi rivolge uno sguardo ed una preghiera alla Madonna quando il santuario è chiuso.

L'altare maggiore ha subito numerose trasformazioni, sopra ad esso si trova il simulacro della Vergine estatica davanti al Bambino, con una grande nicchia intagliata e ornata da quattro putti dorati, realizzata dall'artista Giuseppe Piermarini e ristrutturata nel 1950.

Le pareti sono ricoperte da affreschi appartenenti a maestri del XV secolo: si stimano circa 40 composizioni sacre a soggetto biblico, tavolette votive e graffiti poco leggibili. L'Angelo della Pace, santa Lucia, san Pietro Martire, san Gottardo, san Nicolò da Tolentino, la Crocifissione della scuola del Mezzastris, sant'Antonio Abate di Cristoforo di Jacopo, Madonna fra i santi Bernardino, Amico e Sebastiano, ed altri. L'affresco più antico, datato 1454, è la Madonna della Misericordia, che protegge dalla peste i fedeli con il suo manto.

La parete sinistra presenta una porta ad arco con un rosone usato come ingresso secondario ad opera dello scalpellino Severino Guidi nel 1922; la realizzazione comportò il distacco di un affresco quattrocentesco (Madonna col Bambino in braccio) riportato su tela e condotto ad Assisi. Sul lato destro unita al santuario, nel 1936 fu costruita la saletta dell'eremita.

Accanto al santuario c'è la "Casa della Gioventù", completata nel 1958 e destinata ad accogliere gruppi religiosi e scout. Tra il santuario e la casa della Gioventù nell'Anno Santo 1975 è stata innalzata una croce di ferro alta sei metri.

Numerosi ex voto e pellegrinaggi testimoniano la riconoscenza dei fedeli protetti dalla Madonna. Il santuario è stato recentemente restaurato a seguito dei danni provocati dal sisma del 1997.

L'ultima domenica di maggio si svolge al santuario la "processione di Villamagina" come ringraziamento di tale paese alla Vergine. La prima domenica di giugno si svolge il "pellegrinaggio di Scopoli" che i fedeli effettuano a piedi cantando e pregando. Il lunedì di Pentecoste è dedicato alla "processione di Roviglieto". Si ricordano ancora i pellegrinaggi di Verchiano, Volperino e Casenove.

Il fiume Menotre e le sorgenti di Rasiglia

Le acque del Menotre scorrono attraverso opere di canalizzazione, determinando un inteccio d'invasi e cascatelle all'interno nel paese.

La portata media del fiume in questo tratto è notevolmente diminuita e con essa la ricchezza ittica (il gambero di fiume e la trota fario). Il Menotre nei secoli, è stato sfruttato per uso irriguo, dei mulini del paese e delle centrali elettriche di tutta la zona.

Le sorgenti di Rasiglia sono:

Capovena, nella parte alta dell’abitato di Rasiglia. L'acqua sgorga da una roccia in una grotta.
Alzabove, che nasce sotto al monte Carosale che serve ad alimentare l'acquedotto della Valle Umbra sud.
Venarella, di fronte al campo sportivo di Rasiglia, serve ad alimentare l'acquedotto per Verchiano
Le Vene, in località Chieve.
La Vena Pidocchiosa, in località Pallailla.
Le Vene di Campolungo, nel fosso di Volperino.

Il poeta Marco da Rasiglia
Fu poeta, medico, filosofo e canonista; non si hanno notizie della sua nascita, che si può far risalire agli inizi del XV secolo.

Era un uomo eclettico e di vasta cultura, eccellente nella poetica sia profana che religiosa. Stampò varie opere a Venezia, Foligno, Firenze, Ancona, Roma, Camerino, Siena e Viterbo. Il poemetto che gli diede maggiore celebrità è intitolato santa Maria Maddalena, san Giovanni e Marta, costituito da 270 ottave, in sei canti. Fu stampato molte volte, fra il 1513 e il 1631, e fu molto imitato.

A questa opera si aggiungono poesie profane, più volte ristampate: barzellette, capitoli, epistole, egloghe, sonetti.

Molti suoi scritti e poesie inedite si trovano nella biblioteca L. Jacobilli di Foligno. Morì il 15 novembre 1508.

A Rasiglia, luogo natìo del poeta, si trova una lapide commemorativa con medaglione e parole del Falci, voluta dal parroco di Rasiglia e scultore Pietro Corradi. Il sonetto, che si riferisce alla descrizione del paese, è il seguente:

« Solo mi trovo in questo alpestre loco
a piè d'un sacro e glorioso monte
dove tra vivi sassi surge un fonte
che lacque porge mormorando un poco ... »

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