Secondo gli autori antichi, gli Umbri sarebbero il popolo più antico d'Italia (gens antiquissima Italiae). 

La prima citazione letteraria di questo popolo si deve al famoso storico greco Erodoto, il quale ci colloca però, facendo riferimento al corso della Drava, in una non ben precisata zona dell'Italia Settentrionale e/o della Slovenia, per poi però precisare che gli Etruschi, al tempo della loro migrazione dalla Lidia (XIII sec. a.C.) si stabilirono nel territorio abitato dagli Umbri.

Arriviamo così alla definizione di uno spazio che è stato definito "Grande Umbria" e che probabilmente si riferisce, in realtà, non già al dominio di questo popolo così come giunto alle soglie della storia (IX-VIII sec. a.C.), ma all'insieme dei popoli appartenenti all'insieme indoeuropeo italo-celtico, giunti in Italia alla fine dell'Età del Bronzo, fra l'XI ed il X sec. a.C., proprio dal settore occidentale dei Balcani, dalle attuali Austria e Slovenia.

Per questo insieme di popoli il linguista Ancillotti ha proposto il nome di "Savini", ossia "alleati".
Le loro lingue erano strettissimamente imparentate e si diffusero nelle attuali Umbria, Marche, Lazio settentrionale ed Abruzzo occidentale.
Si trattava di genti guerriere, che introdussero un tipo di ceramica ed usi funerari affatto diversi da quelli dei popoli precedenti, rispetto ai quali gli archeologi riconoscono una differenza radicale. Alcune vetrine del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, ad Ancona, ne rendono molto bene l'idea. Gli italo-celtici della prima ondata praticavano l'incinerazione, tanto che la loro cultura si chiamava "Campi d'urne".

A contatto coi popoli preesistenti, però, gli invasori modificarono le loro usanze, e tornarono all'inumazione. Non solo: adottarono anche credenze religiose pre-indoeurope e (la dea - madre Cupra). Al loro interno iniziò anche un processo di differenziazione. Vivevano per lo più in centri collocati sulle rive dei laghi, non erigevano fortificazioni e non sembra conoscessero grandi differenze sociali.

Nel frattempo la cultura villanoviana (X-VIII sec. a.C.), promossa dagli Etruschi, si sviluppava già in Emilia, Toscana, Alto Lazio. Quando, a seguito di mutamenti climatici, l'Italia conobbe un autentico boom agricolo e demografico (fine IX sec. a.C.) anche gli Umbri iniziarono ad espandere coltivazioni e villaggi, finendo fatalmente per confrontarsi coi loro vicini, i quali forse, intorno al VIII sec. a.C., furono rafforzati da altri coloni e principi provenienti dalla madre patria. Furono decenni di guerre sanguinose, ma alla fine gli Umbri dovettero ritirarsi dietro un bastione naturale allora inespugnabile: il Lago Tiberino, che divideva in due la nostra regione.

foto Giancarlo Balzarini

Quelle genti dovevano ormai aver acquisito una notevolissima maturità culturale e sociale, soprattutto, si può supporre, in ambito giuridico, religioso ed istituzionale. Non dimentichiamo che gli Umbri, tramite la loro tribù meridionale (i Sabini) recitarono un ruolo decisivo nell'articolato e sofisticatissimo processo della fondazione di Roma. La religione di Roma antica risulta fortemente influenzata da quella umbra.

A partire dal VII secolo, i rapporti con gli Etruschi sembrano consolidarsi e definirsi, grazie all'intermediazione di una città di frontiera. L'etrusca Velzna (Orvieto) presta agli Umbri il proprio alfabeto, li introduce nel grande giro del commercio internazionale, ne acquista i prodotti agricoli e dell'allevamento, probabilmente arruola i giovani umbri più bellicosi, o consente loro di arruolarsi come mercenari. Nel 540 a.C. gli Umbri, come soldati di ventura o addirittura come compagine politica, affiancano gli Etruschi nelle loro guerre in Italia meridionale. I ricchi corredi delle tombe di Terni e Colfiorito testimoniano che è ormai nata un'aristocrazia di possidenti e nobili, che detiene oggetti di lusso, conosce la ceramica greca, esercita un'egemonia sulla propria collettività ed ha imparato a godersi la vita.

Alla fine del VI secolo, registriamo anche la nascita della città di Perugia, in cui l'elemento umbro ha fin dall'inizio una grande importanza. Si diffonde una leggenda di co-fondazione, l'archeologia restituisce armi appartenenti all'arsenale cittadino inventariate in umbro. Cionostante, nel 500 a.C. circa, l'occupazione del territorio era ancora basata su piccoli villaggi fortificati in altura, i cosiddetti castellieri, e non su grandi città, come nella vicina Etruria. Punti di aggregazione erano soprattutto i grandi santuari, legati alle divinità del mondo agricolo-pastorale: qui infatti si raccoglievano varie comunità per celebrare festività e ricorrenze ma anche per prendere decisioni di carattere politico.

A partire dal 450 a.C. nascono le prime vere polis, sul modello greco-etrusco, come Todi, Amelia, Spoleto, Gubbio e Terni. E' probabile che, proprio in quegli anni, sul modello greco, sia nata la Lega federale, e sia iniziato anche un modesto movimento coloniale verso Nord (Sarsina, Rimini, Ravenna), interrotto bruscamente, nel 390 a.C., dall'invasione celtica della ValPadana, poi direttasi, come noto, verso l'Etruria e Roma.

Un evento centrale nella storia umbra. I documenti storici e l'archeologia sembrano adombrare l'ipotesi di un'occupazione consensuale di parte del territorio umbro da parte dei Galli Senoni, con numerose tracce di insediamento comune nelle zone delle attuali Marche settentrionali. Fatto sta che non vi è traccia di battaglie fra Brenno e i nostri antenati, e che alcuni autori latini definiscono l'Umbria "vecchia propaggine celtica".

Furono certamente questa invasione, il movimento coloniale, lo sviluppo urbano degli Umbri a segnare l'inizio delle rivalità cittadine e presumibilmente la ripresa della conflittualità coi popoli vicini. Roma, approfittando di questa situazione, cominciò a perseguire una sottile politica di alleanza e occupazioni, volta all'annessione del territorio umbro. Punti salienti di questa politica furono l'alleanza, nel 310 a.C., con Camerino e Otricoli. L'occupazione del settore centrale della regione fu compiuta con la conquista di Mevania, capitale della Lega (305 a.C.). e la fondazione della colonia di Narnia (Narni) nel 299 a.C.
Atto conclusivo della conquista è la celebre battaglia di Sentino (295 a.C.) in cui i Romani annientano le truppe coalizzate dei Galli e dei Sanniti, dopo aver allontanato dal campo di battaglia, con uno stratagemma, Umbri ed Etruschi.
Il controllo del territorio è assicurato attraverso un'intensa opera di colonizzazione: nell'Umbria propriamente detta ricordiamo le colonie latine di Narnia (oggi Narni), del 299 a.C., e di Spoletium (Spoleto), del 241 a.C.; all'indomani della vittoria sui Senoni, nel 283 a.C. viene fondata nell'ager Gallicus la colonia romana di Sena Gallica, l'odierna Senigallia e nel 268 a.C. l'importantissima colonia latina di Ariminum, ai confini settentrionali dell'agro Gallico, ma in età augustea inclusa nella regio VIII Aemilia, infine nel 247 a.C. la colonia romana di Aesis (oggi Jesi).
Ma è soprattutto l'azione di C. Flaminio a segnare un un progresso decisivo per la romanizzazione della regione: nel 232 a.C. il discusso uomo politico, allora tribuno della plebe, fa approvare una lex Flaminia de agro Gallico et Piceno viritim dividundo, che prevedeva la distribuzione individuale (viritim) degli appezzamenti di terreno che non erano stati già assegnati alle colonie fondate nell'area. Nel 220 a.C. Flaminio, censore, promuove la costruzione della grande via di collegamento tra Roma e la pianura Padana, la via Flaminia, che, attraversata tutta l'Umbria, giungeva sulla costa presso Fano e poi proseguiva fino a Rimini. Il processo di colonizzazione peraltro non si arresta, fino all'età triumvirale ed augustea.

Nel 250 a.C. circa, quasi tutte le città umbre erano ormai entrate nell'orbita di Roma, per lo più in un rapporto di alleanza cui si mantennero sempre fedeli anche durante la discesa di Annibale in Italia, che proprio sul lago Trasimeno inflisse, nel 217 a.C., una tremenda sconfitta ai Romani. La fedeltà degli Umbri a Roma divenne proverbiale tanto che i migliori soldati delle legioni provenivano da queste terre. Tale fedeltà fu poi ricompensata, nel 90 a.C., dall'equiparazione dei cittadini Umbri ai cittadini Romani, cosa che significava, per gli Umbri, la possibilità di godere a pieno titolo dei diritti civili e amministrativi del codice romano.

Nel primo decennio dell'era cristiana l'imperatore Augusto divise l'Italia in 14 regioni e l'Umbria costituì, con questo stesso nome la VI regio che, fino alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), godette di una relativa tranquillità e prosperità.

 

Su gentile concessione dell'autore Luisito Sdei
Fonte: http://www.lineameteo.it