DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO - ECCLESIASTICA DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI COMPILATO DAL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ GREGORIO XVI. MDCCCXLIV (1844)

Nella seguente mattina il Papa celebrò la messa bassa nella cattedrale, e recatosi al palazzo pubblico, vestito pontificalmente benedì solennemente il popolo. Ivi e nel palazzo di sua residenza ammise al bacio del piede ogni ceto di persone. Fra le molte grandiose dimostrazioni di giubilo, ed i numerosi archi di trionfo, i vari obelischi, e le altre superbe moli innalzate dal magistrato e popolo folignate, meritano di essere celebrati i tre magnifici archi costruiti interamente di cera levantina. ll primo arco era in vicinanza della chiesa del Pianto, poco lungi dalla porta Lauretana, o dell' Abbadia, e s' innalzava per 59 palmi, avendone 16 d'ampiezza, formando due frontoni l' uno a quadri, l' altro a eugni bianchi e gialli, soprastati dai pontificii stemmi, e sorgendo dal mezzo una guglia con vasi e fiori di minuto elegantissimo lavoro, da cui pendeva un fanale.

Il suo peso fu di duemila cinquecento libbre. Ai lati del gran tempio semicircolare eretto nella maggior piazza per rappresentare iltrionfo della religione, sorgevano gli altri due splendidissimi archi, formati con libbre quattromila ottocento di candida cera, tratta interamente dalla fabbrica Piermarini, dell'altezza di palmi 58, e della larghezza di palmi 34. Posavano poi su quattro piedistalli dinanzi al tempio altrettanti vasi di fiori, dell' altezza di palmi nove, ciascuno de'quali pesava trenta libbre, e sì egregiamente lavorati in cera, che formarono pel loro maestrevole lavoro l'attenzione del Papa, al quale dal ceto de' mercanti vennero offerti, ed egli ne presentò poscia in Roma l' augusto suo ospite Carlo IV re di Spagna.

E qui va notato che a mezzo di monsignor Sala poi cardinale, Pio VII con onorifica lettera fece esternare a Domenico Spezi, uno de' più zelanti deputati del ceto de' mercanti di Foligno, il suo gradimento pel dono de'quattro vasi e per tutte le dimostrazioni fatte dai medesimo ceto, e ad esso deputato rimise due medaglie, l' una d'oro, l'altra d' argento, colla sua pontificia effigie. Nella dimora di Pio VII a Foligno ammise alla sua presenza i primari della città, visitò vari luoghi, e benedì più volte il popolo: a spese del pubblico fu incendiata nella piazza dei Canapè una superba macchina di fuochi artificiali, e lungo il passeggio vi fu corsa di cavalli. Si ritenne che la metà dell' Umbria, oltre i moltissimi toscani e marchegiani, si recasse per sì fausto avvenimento in Foligno.

Il sabbato 21 maggio Pio VII proseguì il suo viaggio per Roma. V. la Relazione delle feste, e delle pompe fatte in Fuligno in occasione del passaggio del sommo Pontefice Pio Papa VII per la medesima città succeduto nell'anno 1814, Fuligno 1814 per Gio. Tomassini. 

Tante dimostrazioni di fedeltà e di attaccamento de' folignati ai romani Pontefici rinnovaronsi per ben due volte nel settembre 1841, al regnante Gregorio XVI, nel viaggio intrapreso in alcune provincie de' suoi stati, per visitare diversi santuari de' medesimi. Vari numeri del Diario di Roma, e della Gazzetta universale di Foligno, (la quale ebbe principio nel 1799 appenna cessata la repubblica, fu interrotta all' invasione francese nel 1809, e venne ripristinata nel maggio 1814 al risorgimento del governo pontificio, la cui giunta straordinaria con suo decreto la qualificò per fedelissima e degna di particolar privilegio) descrissero la dimora del Papa in questa città, ma noi desumeremo il seguente compendioso racconto dall'opuscolo intitolato: Brevi cenni delle pubbliche dimostrazioni di esultanza in Fuligno quando la Santità di giostro Signore Gregorio XVI la onorava dell' augusta sua presenza nei giorni 4, 5, 6, 21 e 22 settembre 1841, dati dal redattore della Gazzetta universale Francesco Saverio Tomassini ai suoi signori associati.

Venendo il magistrato civico di Foligno in cognizione del viaggio che intraprendevasi dal com un padre de' fedeli, e loro benefico sovrano, allorchè egli giunse a' 3 settembre in Spoleto, una deputazione presentò al Pontefice gli omaggi d'ogni ordine di persone della città, impaziente di venerarlo tra loro. In fronte alla porta Romana, un' epigrafe ciò confermava: il suo interno era decorato a festa, e la bella via che conduce alla piazza grande fu cospersa di fiori, essendo ornate le finestre di damaschi. Ivi si eresse dal collegio de' mercanti, istituito dal medesimo Gregorio XVI, un arco trionfale tutto di cera levantina bianca e gialla (colori dello stato), ridotta a spugna col gettito nell' acqua, con due analoghe iscrizioni. Gialla grezza la cera che costituiva tutto il masso della costruzione; bianca in gragnuola era quella che ne formava le decorazioni. Inoltre aveva pilastrure con trabeazioni joniche.

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