DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO - ECCLESIASTICA DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI COMPILATO DAL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ GREGORIO XVI. MDCCCXLIV (1844)

Scompartito nell' archivolto semicircolare a cassettoni col fondo giallo e rosoni bianchi, foggiati a basso rilievo per la particolarità dell' industria nel gettito delle cere il fregio dell'ordine, la fronte dell'archivolto, e tutti gli ornamenti del pontificio stemma. Quest' arco fu disegnato e diretto dall' architetto del comune Vincenzo Vitali. Lungo la strada Romana infinito era il popolo accorso dalle circostanti città e castelli: i paesani del castello di s. Eraclio avevano eretto un arco a damaschi bianchi e rossi, decorato di bosso e di alloro con iscrizione, la quale in una tutte le altre che qui accenneremo, dal zelante e benemerito folignate autore del citato opuscolo sono in questo riportate.

Intanto il suono di tutte le campane, e quello musicale della banda de' dilettanti della città, accompagnato dallo sparo de' mortari annunziarono sul mezzo dì de' 4 settembre l'arrivo dell' augusto viaggiatore. Alla porta Romana il gonfaloniere della città conte Alessandro Orfini gli presentò le chiavi su ricco cuscino, con omaggio di parole divote e filiali, cui fecero eco le acclamazioni del popolo giubilante. Ivi pure trovaronsi ad ossequiar il Pontefice monsignor Pecci delegato apostolico della provincia, il conte Ferdinando Dandini de Sylva governatole della città, il presidente del tribunale di prima istanza avv. Francesco Nicoletti, e le magistrature de' vari ordini, i capi della guarnigione militare, co' rispettivi corteggi.

Frattanto un drappello di giovani appartenenti a nobili e distinte famiglie, vestiti a nero, e cinti di fascie bianche e gialle, ottennero dal Papa d'essere sostituiti ai cavalli per trarne colle braccia la carrozza, che venne circondata da un coro di bellissimi fanciulli inghirlandati, vestiti a somiglianza di aerei genietti, i quali spargevano a piene mani timi e rose; queste ed altri fiori a guisa di pioggia caddero dalle finestre,mentre le più vive acclamazioni intenerirono il cuore paterno del Pontefice, che con benedizioni ed affettuosi modi chiaramente dimostrò commozione e gradimento. Giunto alla chiesa cattedrale, decorosamente illuminata con sfarzo di cerei per cura del capitolo, trovò disposte ordinatamente le croci di argento delle confraternite, molto pregevoli per la squisitezza del lavoro; fu ricevuto con ogni maniera di ossequio dallo stesso capitolo, dal collegio dei beneficiati delle due insigni collegiate della città, dai seminaristi e dai chierici, essendo alla testa di tutti l' ottimo vescovo monsignor Arcangelo Polidori, che meritamente fu onorato dal Papa di cordiali amplessi, e di parole confortanti ed amorevoli. 

Ivi pure trovossi il cardinal Mario Mattei segretario per gli affari di stato interni, come sopraintendente al pontificio viaggio, non che diversi vescovi limitrofi, e quello di Nocera die col ss. Sagramento precedentemente esposto, la trina benedizione. Quindi i canonici presero le aste del baldacchino, sotto il quale procedette al palazzo municipale il Pontefice, da dove benedìl'immenso popolo accorso, consolandolo con atti e sguardi benevoli. Decorosamente era addobbato tal palazzo, e nella saladel medesimo chiamata delle armi, per le pitture dei blasoni del patriziato, si leggevano sette grandi iscrizioni non solo celebranti l'avvenimento, ma i benefizi concessi da Gregorio XVI ai folignati col far rifiorire il tribunale di commercio, con quelli compartiti nel 1835 alla camera commerciale, co' soccorsi dati alla città nelle rovine cagionategli dal terremoto,colla decorazione del restaurato palazzo pretoriale, cogli aiuti dati allo stabilimento dei benemeriti religiosi delle scuole cristiane, colla concessione nel 1842 del tribunale di prima istanza donde provennero ai cittadini tanti vantaggi,per mediazione del vescovo zelante che allora governava la diocesi, ora cardinal Ignazio Giovanni Cadolini arcivescovo di Ferrara. 

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