DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO - ECCLESIASTICA DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI COMPILATO DAL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ GREGORIO XVI. MDCCCXLIV (1844)

Quivi con distinzione ricevette il Papa al bacio del piede la magistratura civica, giustamente esultante del compartitole onore, come di vedere tanta benigna amorevolezza nel principe e padre. Dal decoroso palazzo municipale, Gregorio XVI si avviò all'episcopio, suo ospizio, ove ammise al bacio del piede il capitolo, gl'individui delle due collegiate, il clero secolare e regolare, i membri componenti il tribunale di prima istanza, quelli della camera di commercio ed altri pubblici funzionari. La sera per la città vi fu generale, brillante e splendida illuminazione, quasi tutta eseguita con mirabile profusione di cera; primeggiando i principali edifizi sì pubblici, che privati, leggendosi sul prospetto di quello del tribunale di prima istanza il sentimento della curia riconoscente, con latina epigrafe.

Nella mattina seguente, dopo avere il Papa ammesso alla sua presenza diverse corporazioni della città, si recò a visitare i monisteri delle Clarisse di s. Lucia, e di s. Claudio, e nuovamente a benedire il popolo dalla loggia del palazzo municipale. Fece ritorno nella cattedrale a venerare il simulacro di s. Feliciano, e mosso dall'antica e pronfonda divozione che i folignati professano al medesimo, per le istanze del capitolo e della civica magistratura, concesse nuovamente indulgenza plenaria perpetua ogni qualvolta venga il simulacro esposto per qualunque bisogno alla pubblica venerazione, dichiarando il Pontefice che se ne facesse pubblica memoria, indicando precisamente la circostanza del luogo, del giorno e dell' ora in cui l' aveva concessa.

Indi restituitosi all'episcopio, s'intrattenne coll'amato vescovo, come delizia del gregge commessogli da lui. Nelle ore pomeridiane Gregorio XVI rallegrò colla sua presenza i monisteri delle monache della ss. Annunziata, e quello di Betlemme, ove le orfanelle in cura delle oblate filippine gli baciarono il piede. La pioggia impedì nella sera la festa popolare disposta alla passeggiata dei Canapè, come l'incendio de' fuochi artifiziali. Nella mattina del giorno 6 il Papa s'avviò alla volta di Camerino. Tra le città, che nel memorato viaggio ebbero la ventura di accogliere nelle sue mura il Pontefice, soltanto Foligno ebbe quella di riceverlo due volte.

Restituendosi egli in Roma, sul mezzodì del 21 settembre ritornò trai folignati, che con adatta epigrafe posta in fronte alla porta dell' abbadia, ciò rimarcarono, venendo incontrato ossequiosamente dalle autorità civili e militari, ed alla testa di queste ultime era il general Zamboni, ed il maggior Caraffa comandante della piazza. L'entusiasmo nel popolo fu maggiore della venuta, e l'esultanza fu pertanto universale. Nel mezzo della piazza di s. Agostino, per volere della confraternita di s. Lionardo, si trovò eretta una statua equestre, in cui figuravasi personificato il celebre colle Quirinale, una delle due residenze pontificie in Roma, luogo da dove era partito e dove va ritornare Gregorio XVI: la statua era armata a foggia cavalleresca, avente nelle mani le chiavi, insegna della Chiesa romana, leggendosi nel basamento un'epigrafe dedicatoria dello stesso sodalizio.

Poco lungi dalla chiesa di s. Anna, il Papa vide con piacere altro monumento in cera ivi innalzato. Esso consisteva in un arco trionfale tutto di cera bianca a operafinita, lucida e regolare. L'arco posava la sua curva semicircolare sopra otto colonne scanalate d' ordine ionico antico, che sorgevano grandiose da due plinte quadrate.

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