DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO - ECCLESIASTICA DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI COMPILATO DAL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ GREGORIO XVI. MDCCCXLIV (1844)

Gregorio XVIAlle colonne era corrispondente l'architettura, ed il soffitto ornato di grande rosone fra i quattro capitelli. L'arcata adorna di fascie regolari era costrutta a tredici grandi cunei, ai quali corrispondeva lo scompartimento del soffitto in altrettanti cassettoni con rosone. Di grandi massi regolarmente distribuiti in costruzione d'opera finita e lucida sembrando marmo, erano ambedue le fronti e i corniciamenti, essendo le fronti dell' attico a scaglioni. Dal mezzo dell' attico sorgeva lo stemma pontificio, e sui fianchi in corrispondenza degl' interno lungo due grandi faci. Ad ogni fianco dell'arcata s'incrociavano due palme a ghirlanda. E le iscrizioni, e le palme, e i fregi dello stemma vagamente dorati. Quest' arco tutto cera bianca, pure inventato e diretto dall'architetto del comune Vincenzo Vitali, offrì insieme un monumento grandioso, svelto e robusto.

Due brevi epigrafi l' inaugurarono in nome della città a Gregorio XVI, il quale per la singolar materia dell' arco, come per la sua magnifica e ragionata forma, grandemente lo lodò ed ammirò. Fra lo spargimento de' fiori dei fanciulli, il suono delle campane e della banda, le strepitose acclamazioni, progredì il treno pontificio per la via che dal Trivio mette alla piazza grande. Questa, si vide abbellita da altro maraviglioso monumento in cera, eretto dagl'impiegati governativi e camerali. Su di un gran basamento era una statua colossale pur di cera, di circa diecisette palmi, raffigurante al vivo lo stesso sommo Pontefice, vestito co' sagri indumenti e col triregno in capo, in atto di maestosamente benedire il popolo, di sorprendente lavoro. La sedia eziandio tutta di cera, ridotta a piena cordellina, si vide decorata di belli ornati, primeggiando nel postergale l'arma del Papa.

Il concepimento devesi al lodato Vitali, la direzione della statua all'ingegnere Antonio Rutili-Gentili, e la meravigliosa esecuzione a Filippo Berardi; mentre la sedia fu inventata ed eseguita da Vincenzo Agostini. Ai quattro lati del basamento si leggevano in altrettante iscrizioni, l' encomio delle principali virtù, e i fasti di Gregorio XVI. La statua e l'arco di cera vennero mantenuti otto giorni al desiderio pubblico, venendo da molti stranieri disegnati. Pieno di soddisfazione il Pontefice nell' osservare la novità del difficile lavoro, dessa di molto si aumentò, quando rivolgendo gli occhi in fondo alla istessa piazza, vide figurata la facciata esterna della cattedrale di sua fortunata patria Belluno, ed al sopravvenuto cardinal JViccola Grimaldi ne dichiarò le affettuose sensazioni che aveagli prodotto siffatta prospettiva, e la corrispondente iscrizione.

L' ìdea fu tutta del gonfaloniere conte Orfini, che colla civica magistratura fece di tutto per solennizzare la presenza sovrana. Indi il santo Padre ascese al palazzo comunale, per benedire il popolo. Le illuminazioni della sera furono più brillanti delle precedenti, e tra esse nomineremo l' illuminazione della prospettiva della bellunese cattedrale, quella della colonna a spira del tribunale di prima istanza e della curia, e le facciate della chiesa di s. Anna e dell'ospedale, oltre quelle della cattedrale, delle canoniche, e de' palazzi di giustizia e del gonfaloniere. Per tanti lumi magico fu l'effetto della statua colossale del Papa, e tale resero l'arco le quattro faci di ceri che gli ardevano dintorno. La festa data al popolo nella passeggiata dei Canapè riuscì bellissima, e molte luci rischiararono la via che dalla porta Romana per entro le mura conduce: un grande arco di stile gotico a tre arcate di verzura, illuminato, e sovrastato dallo stemma pontificio ne dava l' ingresso, per non dire di altre vaghe illuminazioni lungo i canapè. Le circostanti colline con frequenti fuochi, tre globi apostatici, ed un ben inteso fuoco artificiale accrebbero letizia alla festa. Il Papa si degnò spargere varie beneficenze e ricompense, ed inoltre dichiarò monsignor Felicissimo Salvini decano del capitolo in cameriere d' onore (da ultimo lo promosse al vescovato di Acquapendente), commendatore dell' ordine di s. Gregorio il gonfaloniere conte Orfini, e cavaliere del medesimo Francesco de' marchesi Barnabò.

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