Compendio della Storia di Fuligno ad uso delle scuole elementari 1858-59 di Giuseppe Bragazzi

D. Diteci qualche cosa dell’Ospedale?
B. Quest’ Ospedale è formato dall’ unione dell’ Ospedale della Cattedrale di Foligno, che era situato ove al presente si trova l'Oratorio del BuonGesù, con quello di S. Giovanni dei Gerosolimitani di detta Città eretto nel 1295 da frate Ranaccio di Michele da Foligno del terz‘ordine di S. Francesco, ed altri piccoli spedali di minor conto (1). Da molti anni il Municipio di Foligno sceglie un Magistrato col nome di Priore, che ha la sorveglianza sull’ andamento e sull‘economia di questo Stabilimento; magistrato dai nostri maggiori tenuto sempre in moltissima onoranze. Stante l' enunciata origine, nessun contratto di qualche rilievo si può fare senza l‘ intervento, oltre di detto Priore dell’ Ospedale, anche del Priore pro-tempore della Van. Cattedrale e del Guardiano pro-tempore dei Minori Osservanti di S. Bartolomeo di Marano. Al presente il Ven. Ospedale è assistito delle Suore della Carità. (2)
D. Perché ore si fabbrica uno spedale nuovo?
B. Ciò è avvenuto perché da molti anni si è notato che, nell' attuale luogo, i malati non godono aria molto buona e sono incomodati dal frequente frastuono del passo dei carri e legni da viaggio, trovandosi situato in via della Fiera che conduce a Roma, che è fra le vie le più frequentate e battute.
D. Chi è stato quel cittadino che ha attuato questo pensiero ?
R. Furono due i cittadini che posero in atto quest’antico desiderio di tutta la città, il Cavalier Ugo degli Azzi Vitelleschi fu il promotore, ed il defunto Gregorio Piermarini di sempre onorevole memoria (3) fu quello che compì l’opere colla donazione d’un opportuno locale e di gran parte del suo vasto patrimonio.

(1) Eravi in Fuligno anche un’ Ospedale pei trovatelli e chiamavasi di S. Spirito.

(2) La venuta delle dette Suore cosi benemerite dell’umanità e cotanto atte all’assistenza de" malati devesi principalmente alla zelo dell'attuale Priore Nobil Uomo Sig. Francecco Gentili Spinola coadjuvato dall'Arcivescovo di Camerino Monsig. Felicissimo Salvini Patrizio Fulignate, dal nostro Vescovo Monsig. Nicola Belletti e dal Gonfaloniere di allora Dottor Vincenzo Luigi Cav. Mancini.

(3) Gregorio Piermarini fu uno de' più onorati e distinti negozianti che abbia avuto Fuligno. Rimasto orfano di padre mentr’era ancora bambino, fu educato in casa de’ suoi zii materni Vincenzo Piermarini avvocato riputatissimo, e Ludovico saggio ed integerrimo negoziante. Volle quesl' ullimo fare del suo nipote il successore della famiglia, ed amante come era del commercio e dell' industria cui questa antica Casa doveva principalmente le sue ricchezze, venne in età ancor tenera tollo agli studj e dedicato alta mercatura. Ciò non ostante non mancò di collura, ed in mezzo alle continue occupazioni che a lui procurava un fiorente commercio, sapea trovar le ore per la lettura principalmente della storia di cui era assai erudito e della Ecclesiastica in specie di cui sapeva le più minute particolarità. Fra le carte da lui lasciate sonavi molle memorie di fatti contemporanei e transunti di Storie scritti di suo pugno. Si sono pure trovati de'versi da lui fatti in qualche circostanza in cui il cuore era vivamente commosso. Quelli scritti in occasione del dono che fece del Fabricato già Convento de' PP. Girolamini a favore del Vcn. Ospedale degl ' Infermi meritano d' esser fatti noti, perché in essi sovrabbonda quel sentimento che è veramente l' anima ed il fuo. co della poesia, il sonetto scritto da lui in quell' occasione ( rimasto però incognito durante la tua vita) ricorda le poesie di alcuni santi uomini che sebbene non fosser poeti pure scrissero versi non dispregievoli quando li accendeva e li bruciava il fuoco satro della Carità. Al Cav. Ugo Degli Azzi Vitelletchi SONETTO Senti o Pio Cavaliere: io bramo etprètto

Nella scritta del don che a far m' invita
Il Poverello, che da morbo oppresso
Chiede pietoso asil, conforto e aita ;
Che sia tal dono per ciò sol concesso,

E che il tuo generoso zel m addita.
Più non celar ciò che in mio cuore inprttso
Fu sempre d' eseguir, entro mia vita.
Segui pur prode in si virtuosa impresa,

Chè sen compiace e già V assiste Iddio,
Né dal mondo li fia lode contesa.
Sol ricorda che al fin del viver mio

Perchè l' alma appo Dio trovi difesa

S'accordi un sovvenir benigno e pio. Noi recammo queste memorie perchè non conosciute che da pochi ; senza toccare quella parte delle sue azioni che è a tutti nota; poiché sonovi ancora a cento a cento i testimoni di quella serie di open piene di giustizia e di carità che formarono la tela della sua vita. Sonovi a cento a cento quelli che hanno sentilo gli effetti di sua non comune beneficenza. Come pure tulli rammentano l ' amore che aveva alla sua patria ed al suo maggior decoro e bene, che procacciava e coli' ospitare con lustro e magnificenza cospicui personaggi e col soccorrere alle angustie della scarsezza dell' annona e col sostener cariche che bene a lui onestissimo, e fedelissimo suddito si addicevano, come quelta di Presidente di questa Camera di Commercio e di Capitano delle guardie Urbane, delle quali cose la più parte non avrebbe consentita la sua grande modestia, te l' amore non avesse vinto del paese nativo. Così pur tutti sanno come la sua morte fu accompagnata dalle lagrime d' immenso numero di poveri e dal lutto di tutti coloro ehe stimano la virlà ed hanno amore alla Patria. Publico poi è il tuo Testamento suggello della tu* religiosa e caritatevole vita t fonte viva t perenne della sua beneficenza.

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